LA STRINGENTE LOGICA DEL MAGISTRATO GRATTERI
- francescofst
- 14 feb
- Tempo di lettura: 5 min
Disclaimer: in questo post non si parla di politica. Non si parla neppure del referendum e sia meglio votare NO o SI. In conformità al nome del sito, si parla esclusivamente di logica.
Come è noto, le parole del magistrato Nicola Gratteri hanno suscitato una furibonda polemica. A me, quello che ha colpito non sono state le sue parole, quanto la sua difesa.

Cominciamo dalle parole: «per il No voteranno le persone perbene, quelle che credono che la legalità sia importante per il cambiamento della Calabria. Voteranno per il Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente». Bufera! Passiamo alla difesa: «Non ho mai detto che i cittadini che voteranno 'Sì' sono tutti appartenenti a centri di potere o a malavita e massoneria. ... ho detto che a mio parere voteranno 'Sì' coloro che non vogliono essere controllati dalla magistratura, tra cui centri di potere, ‘ndrangheta e massoneria deviata. Ma non ho mai detto che tutti quelli per il 'Sì' appartengono a centri di potere» La sua difesa mostra che il Magistrato maneggia perfettamente la logica e uno dei suoi connettori più complicati: l'implicazione. Cominciamo dalle sue parole. In italiano soggetto, verbo e complementi si possono ordinare come vogliono. I tedeschi, notoriamente più rigorosi, pretendono il soggetto in prima posizione, quindi il verbo. Vi sono eccezioni, ma qui non interessano. Riscriviamo le parole di Gatteri alla tedesca: «Le persone perbene, quelle che credono che la legalità sia importante per il cambiamento della Calabria, voteranno per il ‘no’ . Gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente.» Se preferite, possiamo anteporre un "tutti" e scrivere. «Tutte le persone perbene, quelle che credono che la legalità sia importante per il cambiamento della Calabria, voteranno per il ‘no’ . Tutti gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente, voteranno per il 'si'.» Queste affermazioni si interpretano come segue: 1) è vero che se Tizio è una persona perbene, peraltro convinta che la legalità sia importante per il cambiamento della Calabria, allora Tizio voterà "no"; 2) è vero che se Caio è un indagato, un imputato, un membro della Massoneria deviata (per inciso, deviata è un attributo; non esiste una specifica organizzazione che si chiama "massoneria deviata") o di un centro di potere, peraltro che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente, allora Caio voterà "si". Secondo la logica classica, le affermazioni contrarie, vale a dire:
1) Se Tizio voterà 'no', allora Tizio è una persona perbene ecc. 2) Se Caio voterà 'si', allora Caio è un indagato, un imputato, ecc.
non sono necessariamente [1] vere! Anzi, ritenerle vere è una delle fallacie logiche più famose, in cui cascano solo i principianti, che ha il nome di fallacia del conseguente. (https://it.wikipedia.org/wiki/Affermazione_del_conseguente)
In termini di teoria degli insiemi, l'insieme delle persone perbene, peraltro convinte che la legalità sia importante per il cambiamento della Calabria, è un sottoinsieme dell'insieme che voteranno 'no', ma non è detto che detto sottoinsieme coincida con l'insieme delle persone che voteranno 'no' Vi può essere, ad esempio, un membro della Massoneria non deviata che voterà 'no' senza per questo violare l'affermazione di Gratteri. Parimenti, l'insieme degli indagati, imputati, membri della massoneria deviata, ecc. è un sottoinsieme di coloro che voteranno 'si', ma non necessariamente coincide con la l'insieme delle persone che voteranno 'si'. Una persona perbene che non ha alcun interesse per le sorti della Calabria o, più semplicemente, non crede che la legalità sia importante per il cambiamento della Calabria, potrà benissimo votare 'si'. Quello che è certo è: 1) che una persona perbene, convinta ecc. non voterà 'si';
2) un indagato, imputato, membro della massoneria deviata, ecc. non voterà 'no'. [2] Al di là delle affermazioni di Gratteri, questa vicenda conferma - secondo il noto Bias dal quale neppure io sono esente - una delle convinzioni che mi sono fatte in trenta anni di lavoro.
Esiste uno stretto nesso tra Giurisprudenza - Filosofia - Matematica - Logica.
Queste quattro discipline, che potrebbero benissimo costituire un moderno quadrivio, sono intimamente legate.
Paradossalmente, la biologia è meno vicina alla matematica o alla logica di quanto lo sia la giurisprudenza.
Pensiamo al problema della definizione: qualsiasi legge oggi contiene un paragrafo dedicato alle definizioni dei termini contenuti nel testo della legge, perché ci si è accorti che le parole hanno importanza ed è necessario stabilire se una cosa è punto o retta. Lo stesso problema che ha incontrato Euclide. I filosofi, nonostante gli sforzi, sono - in tal senso - meno attenti di matematici e giuristi.
Per non parlare degli assiomi, che, nell'equivalente giuridico, dovrebbero essere contenuti nella Costituzione.
Poi c'è il problema della coerenza: il corpus legislativo dovrebbe essere coerente, nel senso che non dovrebbe essere possibile che due leggi siano tra loro in contraddizione. Lo è? Chi lo garantisce? Secondo me, almeno quello italiano, non lo è.
Inoltre dovrebbe essere completo, vale a dire dovrebbe essere tale da poter dire con certezza se un certo fatto costituisce reato o altro tipo di violazione del codice o meno. Ed evidentemente non lo è ancora.
Quando si va in giudizio, le cose si complicano, poiché ai magistrati dovrebbero essere richieste spiccate competenze in materia di logica (ad esempio, per non cadere nella fallacia del conseguente), ma non solo. Oggi anche il calcolo delle probabilità dovrebbe essere parte fondamentale delle competenze di un magistrato che giudica nel penale, perché la ben nota affermazione "al di là di ogni ragionevole dubbio" non è affatto di facile interpretazione, tutt'altro!
E non è detto che la "magistratura algoritmica" non sia il futuro del giudizio (nel football ci sono già correnti di pensiero che propendono per sostituire l'arbitro con un algoritmo)
Concludiamo: non so se Gratteri ha ragione - e me ne frega anche poco - ma non posso non riconoscere che l'aver preso in castagna gli avversari mostrando loro che sono scivolati sulla buccia di banana di una delle fallacie più banali della logica, fa onore alle sue capacità logiche.
NOTE [1] L'avverbio "necessariamente" è indispensabile per indicare che vi sono casi per i quali la proposizione è vera e altri per i quali è falsa. In logica classica, una simile proposizione è detta contingente.
[2] Ai matematici piacerebbe dire che:
a) la condizione "essere perbene e credere che ... " è sufficiente per votare 'no', ma non è necessaria;
b) la condizione "votare 'no' " è necessaria, ma non sufficiente per "essere perbene e credere che ..."




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